Correlazione tra obesità e cancro alla prostata

Correlazione tra obesità e cancro alla prostata

Il cancro alla prostata è una delle prime cause di morte per gli uomini con un’età superiore ai 50 anni. Nuovi studi hanno rivelato che esiste una correlazione marcata tra obesità e predisposizione al tumore prostatico.

Obesità e cancro alla prostata

Studi recenti hanno dimostrato una chiara correlazione tra obesità e cancro alla prostata.
Nello specifico è il giro vita superiore per gli uomini a 102 cm che rappresenta un indice di rischio che potrebbe anche portare ad andare incontro a una forma aggressiva del tumore.
L’obesità si configura secondo gli studiosi anche come con causa dei decessi associati a soggetti con un peso elevato.

Il cancro alla prostata provoca ogni anno in Italia circa 7 mila vittime e gli studi continui per comprendere quali possono essere le misure preventive e i fattori di rischio sono sempre più approfonditi.
Nel 2016 una ricerca pubblicata su “Nature Communications” e condotta dal “Centro di Ricerche Scientifiche dell’Université Toulouse III” in Francia, ha preso in esame un campione di uomini obesi, riuscendo a individuare il meccanismo che è alla base di una maggiore incidenza del cancro prostatico, che evolve in forme aggressive anche nel resto dell’organismo.

Le verifiche antropometriche sono state condotte sia in modo empirico che in vitro, analizzando marcatori e cellule e confrontando i valori di uomini con peso nella norma rispetto a quelli con obesità.
Il primo dato emerso è stato un’aggressività più accentuata del cancro alla prostata, con una più veloce metastatizzazione.

La stessa migrazione delle cellule tumorali è stata individuata in particolare nel grasso che si trovava intorno alla prostata.

Nel dettaglio gli studiosi hanno verificato che, l’aumento della proteina CCL7 è stimolato dagli adipociti dello stesso tessuto grasso in prossimità della ghiandola prostatica.

Questa stessa proteina attira maggiormente un recettore, noto come CCR3 che si localizza proprio sulla superficie delle cellule tumorali, favorendo la mobilità in distretti corporei più lontani.
Lo studio ha verificato che di fronte a un’interruzione o un rallentamento del legame tra la proteina e i recettori suddetti, si riduce la migrazione delle cellule e quindi le metastasi. Questo provoca anche una minore aggressività della patologia cancerosa.

Lo studio francese mette in evidenza non solo lo stretto rapporto tra obesità e neoplasia alla prostata, ma ricorda che si può fare prevenzione seguendo un regime alimentare che non porti all’aumento di peso, specie dopo i 50 anni.

I controlli medici preventivi possono ridurre l’incidenza di questo tipo di cancro e anche un’evoluzione infausta, con la diagnosi precoce.
È noto, infatti, che il tumore alla prostata è asintomatico nelle prime fasi e avere la conferma che l’obesità è un fattore di rischio, può aiutare a curarsi in tempo.

Tumore alla prostata e obesità: lo studio di Oxford

Nel 2018 è stato reso noto un ulteriore studio sul tumore alla prostata correlato all’obesità, condotto presso l’università di Oxford, su un campione molto rappresentativo di più di 141 mila uomini di 8 nazionalità diverse, tra cui danesi, olandesi, italiani, svedesi, spagnoli, britannici e greci.

Questi pazienti sono stati seguiti in media per quasi 14 anni durante i quali più di 7 mila si sono ammalati di carcinoma alla prostata, e di questi più di 700 erano tumori in forma grave. Inoltre quasi 1400 sono stati i casi di cancro prostatico avanzato e, alla fine dello studio, i decessi registrati 934.

Le variabili comuni per chi si è ammalato di una forma di tumore alla prostata, in particolare di tipo grave e aggressivo sono state il peso eccessivo, affiancato da un Indice di Massa Corporea e di Massa Grassa elevato, nonché all’altezza superiore alla media.

Le conclusioni a cui sono giunti gli studiosi confermano, dunque, che più è ampio il giro vita, quindi anche il peso corporeo, maggiore è l’altezza, e più incisiva sarà la possibilità non solo di contrarre la malattia, ma anche di soccombere di fronte a forme particolarmente aggressive e di veloce diffusione a livello metastatico.

Tradotto in termini prettamente numerici, i risultati ottenuti durante il lungo e corposo studio hanno riscontrato che all’aumento del giro vita, per ogni 10 cm c’è un incremento della possibilità di contrarre il cancro alla prostata del 13%, mentre sale al 18% il rischio di morte correlata alla stessa patologia.

Affrontare il tumore alla postata con l’obesità

La scienza medica da diversi anni ha confermato quanto l’obesità sia causa di diversi tipi di tumore, non soltanto quello alla prostata.
Oltre a essere un indice di rischio, il peso eccessivo diminuisce anche le probabilità di affrontare al meglio le cure e di vincere la malattia stessa.
Gli studi confermano che per i grandi obesi l’incidenza dei decessi sale al 35%.

Ulteriori indagini stanno cercando di capire anche perché il grasso addominale sia preponderante nel provocare un’accelerazione nella dispersione delle cellule verso altre aree dell’organismo.
La tesi che molti medici e ricercatori ritenono sia la più plausibile in riferimento alle cause e all’evolversi in senso negativo della malattia prostatica, è che il grasso provochi squilibri a livello endocrino, cioè ormonale.

In particolare il riferimento è al grasso addominale che si trova in profondità e si insinua tra gli organi.
Si tratta di quell‘adipe non palpabile durante la visita obiettiva e che è più pericoloso rispetto a quello superficiale, cioè sottocutaneo.

Il grasso favorirebbe la riproduzione e la crescita delle molecole che portano a uno stato infiammatorio, ma anche la presenza di ormoni quali gli estrogeni nonché acidi grassi.
Si tratta di indicatori che favoriscono e predispongono allo sviluppo di una patologia oncologica.
L’obesità provoca anche un aumento del livello insulinico, che supera i valori normali di riferimento.

Accade nei soggetti che risultano poi essere interessati dall’insorgenza di una malattia come il diabete.

Anche questo è un fattore predisponente all’insorgenza di diversi tipi di cancro (pancreas, esofago, stomaco, seno, colon retto, ecc).

Secondo l’Associazione Italiana di Oncologia Medica eventuali recidive o parziale insuccesso delle cure oncologiche, potrebbero dipendere dal grasso che impedisce una diffusione omogenea o una distribuzione differente dei farmaci.

La prevenzione passa, pertanto, da una dieta povera di grassi, ricca di frutta e verdura e con alimenti diversi, che possano soddisfare il fabbisogno nutrizionale.

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