Il peperoncino fa bene o male alla prostata?

Il Peperoncino fa bene o male alla Prostata?

Il peperoncino, noto afrodisiaco naturale, possiede anche interessanti proprietà benefiche per cuore ed arterie. Il sapore speziato minimizza il consumo di sale nei cibi, contribuendo quindi a ridurre i fenomeni di ipertensione. Ma quali sono i reali effetti sulla prostata? I pareri sono spesso contrastanti, per cui vediamo di fare un pò di chiarezza.

Quali sono le proprietà ed i benefici del peperoncino?

Il peperoncino, o Capsicum Anuum, contiene una sostanza chiamata capsicina, un alcaloide responsabile del tipico sapore piccante, che stimola i termorecettori VR1 posti sulla lingua e provoca la fastidiosa sensazione di bruciore. Per eliminare il senso di pizzicore ed eventuali residui di peperoncino dalla bocca, può essere utile sorseggiare lentamente del latte freddo, mangiare dello yogurt, o ancora masticare della mollica.

È sconsigliato bere dell’acqua in quanto non regala sollievo, mentre il ghiaccio è utile per anestetizzare la lingua dall’elevata piccantezza dei frutti come l’habanero. La capsicina è presente nel frutto in concentrazioni diverse in base alla specie considerata. Ne esistono infatti centinaia di varietà, classificate in dolci, piccanti ed ornamentali. I valori di capsicina e pertanto il grado di piccantezza del peperoncino vengono definiti dalla scala Scoville (dal cognome del suo inventore, il farmacista americano Wilbur Scoville).

La scala riporta l’attività dell’alcaloide sulla lingua, con valori minimi e massimi ufficialmente riconosciuti che partono da 0 (attribuito al peperone) fino a 16 milioni della capsicina pura e della didrocapsicina. La pianta annuale appartiene alla famiglia delle Solanacee come le melanzane, il tabacco, le patate ed i pomodori. Il peperoncino viene largamente impiegato per arricchire di gusto le pietanze culinarie, mentre al livello anatomico stimola ed aumenta il flusso sanguigno, trasformando l’alimento in un ottimo afrodisiaco naturale.

Ricco di vitamine (in particolare della C) e di sali minerali vanta moltissime altre proprietà benefiche:

– riduce l’ipertensione;

– attiva il metabolismo;

– facilita la digestione;

– contrasta la proliferazione di batteri;

– abbassa il colesterolo;

– favorisce la motilità intestinale;

– contrasta l’invecchiamento cellulare e quindi anche cutaneo;

– previene le ulcere, ricostruendo le pareti dello stomaco;

– libera le vie aeree in caso di raffreddore, sinusite o bronchite con effetto espettorante;

– allevia il dolore topico causato da artriti, nevralgie post-herpetiche, cefalea a grappolo, neuropatia diabetica;

– riduce i picchi di insulina nel diabete.

Quali sono gli effetti del peperoncino sulla prostata?

Un consumo eccessivo di peperoncino potrebbe rivelarsi dannoso per chi soffre di patologie prostatiche come prostatiti acute o croniche di natura batterica o non batterica. È noto, infatti, come il sapore tipicamente piccante di alcuni cibi, gli alimenti speziati ed acidi, incidano sui sintomi acutizzandoli.

Tra i maggiori responsabili si segnalano:

– i dolcificanti artificiali come la saccarina oppure l’aspartame;

– le bevande gassate e zuccherate;

– l’alcool ed il caffè;

– i dolciumi confezionati;

– i cibi fritti e quelli contenenti glutammato monosodico (ad esempio gli snack al formaggio e le pietanze della cucina cinese);

– gli alimenti preconfezionati con eccessive quantità di sale;

– le carni processate e rosse.

Un‘alimentazione non supportata dal consumo regolare di frutta e verdura, può rivelarsi dannosa non solo per l’organismo, ma anche per la vescica maschile. Chi soffre di iperplasia prostatica benigna (o prostata ingrossata), infatti, deve eliminare del tutto i cibi sopraelencati per ridurre e non peggiorare la sintomatologia, evitando così problemi e disagi urinari. In realtà, gli alimenti piccanti non agiscono direttamente sulla ghiandola ma sulla vescica. La vicinanza dei due organi dell’apparato uro-genitale maschile rende facile la trasmissione dell’infiammazione.

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Il peperoncino distrugge le cellule cancerogene?

Il peperoncino contiene capsicina in quantità variabili in base alla specie considerata. Tale sostanza oltre che essere un prezioso alleato per contrastare il diabete, l’ipertensione e per stimolare il metabolismo, può rivelarsi (associato ad altri cibi o condizioni) uno dei maggiori responsabili di infiammazione ed irritazione della cute o ancor peggio della ghiandola prostatica. Tuttavia, è doveroso spezzare un’ulteriore lancia a favore del peperoncino. Studi scientifici hanno dimostrato la capacità di uccidere le cellule cancerogene, comprese quelle del tumore alla prostata. Pare infatti che la capsicina inibisca i fattori che incidono sullo sviluppo del cancro e costringa, al tempo stesso, le cellule malate ad autodistruggersi senza intaccare quelle sane. Tale processo viene definito dai ricercatori apoptosi.

Conclusioni

Il vero dilemma non è stabilire se il peperoncino faccia bene o male alla prostata, ma conoscerne proprietà ed effetti collaterali per un consumo coscienzioso dell’alimento. La capsicina isolata dal frutto piccante costituisce ad oggi un rimedio valido per la lotta contro il cancro.

Tuttavia, nella sua forma di estratto apporta significativi danni all’organismo, contribuendo ad irritare le pareti intestinali ed a sviluppare il tumore allo stomaco, di cui sono affetti la maggior parte degli individui di nazionalità messicana. In queste terre, infatti, si fa largo uso (in realtà smoderato) di salse piccanti pastorizzate.

I reali benefici del peperoncino stanno nella sua integrità. Ciò significa che deve essere consumato fresco e preferibilmente a crudo. In genere, è opportuno optare per la paprika dolce (ideale per chi desidera speziare i cibi ma senza aggiungere un’eccessiva piccantezza) oppure per il classico peperoncino calabrese, dal sapore tipico ma ancora tollerabile dal palato.

Infine, la polvere di peperoncino e le capsule costituiscono una valida alternativa al prodotto fresco. Se ne raccomanda comunque un uso moderato, senza superare le dosi consigliate di due volte a settimana. Va associato a cibi contenenti antiossidanti al fine di ridurre il peso specifico dell’urina e soprattutto contrastare il rischio di infezioni. Pertanto, è importante prestare una certa attenzione all’alimentazione, favorendo i cibi ricchi di vitamine (in particolare quella A, C ed E), sali minerali (tra cui il selenio, il manganese e lo zinco) e bere almeno due litri di acqua minerale naturale al giorno.

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