La Vitamina D fa bene per la Prostata?

La Vitamina D fa bene per la Prostata?

Finora si conosceva il suo ruolo nel garantire un’ottimale mineralizzazione ossea, ma la vitamina D non fa bene solo alle ossa. Studi recenti hanno messo in evidenza che questa vitamina potrebbe essere utile per rallentare o addirittura invertire la progressione di un tumore della prostata poco aggressivo, in modo da evitare il ricorso a chirurgia e radioterapia. In questo articolo andremo a scoprire se la vitamina D ha davvero un ruolo protettivo contro le malattie che colpiscono la prostata e spiegheremo come e quando assumerla.

Cos’è e a cosa serve la vitamina D

Quando si parla di vitamina D si intende un pre-ormone chiamato colecalciferolo che controlla il metabolismo del calcio e del fosforo e che, per diventare attivo, deve subire una prima reazione enzimatica nel fegato, dove si forma il calcidiolo, e una seconda nei reni, dove avviene la conversione in calcitriolo, la forma biologicamente attiva.

La vitamina D è prodotta nella pelle attraverso l’azione dei raggi solari: come è noto stare al sole anche pochi minuti al giorno permette di avere livelli sufficienti di questa vitamina nell’organismo. Tuttavia, è possibile assimilarla anche attraverso una corretta alimentazione, soprattutto ingerendo alcuni tipi di pesce come il salmone e il pesce azzurro.

Oltre ad essere fondamentale per la formazione e la crescita di denti e ossa, questo composto è importante anche per il corretto funzionamento del sistema immunitario. In particolare, è in grado di potenziare i sistemi che permettono di controllare i processi infiammatori attraverso l’attivazione di alcuni mediatori come l’interferone e altre linfochine.

Il legame tra prostata e vitamina D

La tematica di relazione tra vitamina D e prostata è nata in seguito all’osservazione di una minore incidenza del carcinoma prostatico nelle popolazioni che vivono in latitudini più basse, dove l’esposizione al sole è elevata, rispetto a quelle che vivono in Paesi con un’irradiazione solare inferiore. In particolare, secondo uno studio (Galic 2008) molti pazienti con ipertrofia prostatica e cancro alla prostata mostrano un’elevata prevalenza di ipovitaminosi D. Ciò ha portato numerosi ricercatori a studiare l’impatto della vitamina D sulla salute della prostata.

Recenti studi hanno dimostrato che nei pazienti con un tumore poco aggressivo che assumono supplementi di vitamina D per oltre un anno si osserva un calo del grado di malignità del tumore (punteggio di Gleason). Alcuni pazienti giungono persino alla scomparsa completa del tumore rispetto alla biopsia eseguita l’anno prima.

Altre ricerche hanno riconosciuto l’utilità della vitamina D nella sua forma attiva nel ridurre i sintomi dell’ingrossamento prostatico. I ricercatori hanno inoltre evidenziato come un’integrazione appropriata di questo ormone aiuti a contrastare il processo infiammatorio anche nei casi di prostatite cronica, sia batterica che abatterica.

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Come riconoscere una carenza di vitamina D

L’azione certa della vitamina D è quella di garantire un’ottimale mineralizzazione ossea, perciò un’eventuale carenza provoca ossa fragili, rachitismo nei bambini, deformazioni ossee e osteomalacia. Negli ultimi anni è emerso come la vitamina D sia implicata in un gran numero di funzioni extra-scheletriche ed è stato dimostrato che un deficit di questo nutriente può essere correlato allo sviluppo di depressione, declino delle funzioni cognitive, disordini cardiovascolari, dolori articolari, debolezza muscolare e stanchezza.

L’eventuale carenza di vitamina D deve essere valutata attraverso uno specifico esame del sangue: si parla di ipovitaminosi quando i livelli di vitamina D sono inferiori a 10 ng/ml. L’insufficienza o la carenza della vitamina del sole vanno integrate con dosi stabilite dal medico stesso. Il fai da te non è ammesso.

Le persone con bassi livelli di vitamina D hanno necessità di una supplementazione di questo nutriente.

Quando assumere integratori di vitamina D?

Nei mesi invernali l’intensità dei raggi solari è insufficiente per la conversione del precursore in vitamina D, per questo motivo esporsi al sole può non essere sufficiente. Ci sono inoltre alcune categorie più a rischio di carenza: si tratta, ad esempio, degli anziani, nei quali la capacità di sintesi cutanea è ridotta, dei malati cronici e delle donne in gravidanza.

Laddove ritenuto opportuno, è possibile intervenire con una supplementazione di vitamina D. È importante ricordare che la necessità di assumere eventuali integratori deve essere valutata consultando il proprio medico curante.

Di quanta vitamina D abbiamo bisogno?

Nonostante ci siano dati che associano la carenza di vitamina D ad altre malattie che non siano l’osteoporosi, come quelle prostatiche, ancora non si sa quali siano i dosaggi corretti da somministrare per diminuire l’incidenza di tali malattie.

I valori raccomandati per ottenere benefici ossei e muscolari nella popolazione anziana sono pari a 800-1000 UI (Unità Internazionali) al giorno di colecalciferolo. È importante non oltrepassare il limite giornaliero di 4000 UI perché, essendo una vitamina liposolubile, cioè in grado di sciogliersi nei grassi, a dosi elevate potrebbe causare un’intossicazione.

Carenza di vitamina D: come prevenirla

Circa l’80% della vitamina D di cui disponiamo è prodotta nella cute grazie all’azione dei raggi del sole. Da qui l’importanza di un’adeguata esposizione alla luce solare unita ad un regime alimentare fatto di cibi ricchi di vitamina D, che influisce per il restante 20%. Alle nostre latitudini per mantenere un livello adeguato di questo composto è sufficiente esporsi al sole per almeno 15 minuti al giorno, cercando di esporre la maggior area possibile del corpo.

Per quanto riguarda l’alimentazione, sono pochi gli alimenti che contengono il pre-ormone in questione, pertanto è pressoché impossibile ottenerne a sufficienza dal cibo. Vale comunque la pena ricordare che la vitamina D è contenuta soprattutto in pesci grassi come aringhe, spigole, alici e sgombri, e nel salmone selvatico, cioè non di allevamento. Sul fronte vegetale, ottime fonti sono gli spinaci, il cavolo riccio, i broccoli, i carciofi e la rucola.

Vista la quantità consigliata di vitamina D è facile capire che affinché questa possa svolgere un ruolo preventivo e terapeutico nei confronti delle patologie prostatiche, i supplementi restano l’alternativa più efficace all’esposizione alla luce del sole.

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