Migliori terapie per l'ipertrofia prostatica benigna

Migliori terapie per l’ipertrofia prostatica benigna

L’ipertrofia prostatica benigna è un’affezione della ghiandola che si trova nella parte inferiore della vescica e che provoca problemi alla vescica e durante la minzione.
Ecco quali sono le migliori terapie per l’ipertrofia prostatica benigna.

Le cure per l’ipertrofia prostatica benigna

L’ipertrofia prostatica benigna non è un tumore, ma deve essere curata e non trascurata, per evitare le complicanze che possono portare in prima battuta alle difficoltà di svuotamento della vescica, e nei casi gravi all’insufficienza renale o alla necessità di un catetere.

Una delle terapie d’elezione per curare l’ipertrofia prostatica benigna è quella farmacologica, quando c’è una diagnosi precoce e si vuole combattere e prevenire un ulteriore ingrossamento della ghiandola.

È utile premettere che i sintomi correlati a questa patologia sono diversi nei pazienti e molto dipende dallo stile di vita e dal momento in cui ci si rende conto di avere problemi o fastidi a urinare, specie di notte.

Sarà il medico che valuterà caso per caso e in base alla sintomatologia prevalente.

Tali farmaci devono essere sempre prescritti dall’urologo o dal medico di famiglia, che saprà qual è il giusto principio attivo e la posologia, per cui non vanno mai assunti di propria iniziativa.
Tra questi ci sono i cosiddetti “inibitori della 5 alfa reduttasi“, che sono indicati per controllare l’ingrossamento della ghiandola prostatica e per prevenire un eventuale peggioramento nel tempo.
Oltre a questi ci sono anche gli alfa bloccanti, o “alfa litici”, indicati per quei pazienti con una sintomatologia che rientra in un range definito tra lieve e medio.
Tali farmaci favoriscono il transito dell’urina attraverso l’uretere, che attraversa la stessa ghiandola prostatica.
Sono utili, infatti, per distendere i muscoli coinvolti nell’attivazione della prostata e della vescica, favorendo l’evacuazione urinaria.

Inoltre, sono in grado di ridurre la frequenza della minzione, evitando che il paziente debba svegliarsi più volte durante la notte condizionando anche la sua quotidianità, ma anche di migliorare il getto minzionale.

Uno dei sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna, infatti, è proprio una riduzione nell’emissione dell’urina e, talvolta, anche della comparsa di intermittenza del getto stesso.
Nei casi di sintomi che riguardino nello specifico problemi nel riempimento della vescica, agli alfa -bloccanti si associano gli antimuscrinici.

Questi ultimi agiscono sul sistema neuronale parasimpatico che regola tutte le informazioni inviate dal cervello per il funzionamento regolare della vescica.
Sono farmaci che possono essere prescritti dal medico singolarmente o in associazione combinata, sempre in considerazione del tipo di sintomi presenti.

Nel caso non si avessero risultati soddisfacenti, l’urologo potrebbe predisporre un trattamento chirurgico, che consiste, in base ai casi clinici, in un trattamento con la laser terapia o in una resezione trans-uretrale della ghiandola prostatica.

Le migliori terapie chirurgiche per l’ipertrofia prostatica

L’ipertrofia prostatica si può trattare anche chirurgicamente e le migliori terapie sono indicate soltanto quando si verificano determinate condizioni cliniche, che portano a sintomi invalidanti, tra cui:

      • abbassamento della qualità di vita per sintomi medio-gravi che non si rivolgono con terapie farmacologiche;
      • ritenzione urinaria ricorrente o divenuta cronica;
      • comparsa di calcoli alla vescica;
      • insufficienza renale provocata dall’ingrossamento della prostata;
      • comparsa di ematuria, cioè di sangue nelle urine;
      • incompleto svuotamento della vescica, che rimane almeno piena almeno per 1/3 della sua capacità;
      • infezioni urinarie, infiammazioni e diverticolosi ricorrenti.

Anche se sono trattamenti invasivi, sono terapie che possono risolvere l’ipertrofia prostatica benigna, per tornare a svuotare completamente la vescica senza fastidi.
Il trattamento chirurgico d’elezione per curare l’ipertrofia prostatica benigna è la Resezione transuretrale della prostata, che è ormai praticata a livello internazionale.
Si esegue con la tecnica endoscopica, quindi risulta mininvasiva e permette anche di ridurre i giorni di degenza e il processo di guarigione dei tessuti.

L’intervento si esegue inserendo nell’uretra, cioè quel canale attraverso cui passa l’urina, una cannula del diametro di appena 7 mm.
Con questa si raggiunge la prostata che viene asportata attraverso un elettro bisturi a radiofrequenza. Per questo motivo il paziente non avverte dolore e la precisione nel trattare l’area interessata è eccellente.

L’intervento si può svolgere sia in anestesia locale, con una puntura spinale, oppure generale, in base al paziente.
La durata varia da circa mezz’ora a un’ora e l’unica accortezza, a seguito dell’operazione chirurgica, è l’applicazione di un catetere nella vescica, che viene prontamente rimosso dopo 48-36 ore.
Il paziente può riprendere la normale alimentazione già dal giorno successivo all’intervento per il trattamento dell’ipertrofia prostatica e alzarsi.
In genere la durata della degenza ospedaliera non supera i 5 giorni.

Un ulteriore terapia possibile è quella con il laser.
Sono disponibili diversi tipi di trattamenti con questa tecnica, nei quali è comune anche in questo caso la mininvasività e la massima precisione.
Tra i laser più utilizzati per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna c’è quello al Tullio, detto anche TuLEP, un acronimo che sta per “Tullium Laser Exicision of Prostate”.
Con questa tecnica è possibile vaporizzare l’ipertrofia prostatica benigna.

Per completezza d’informazione è utile precisare che questa terapia chirurgica, a differenza della resezione trans uretrale della prostata può provocare irritazioni, conseguenti all’uso del laser stesso. Per tale motivo la durata della stessa operazione potrebbe essere più lunga, come i tempi di recupero della funzionalità relativa a una regolare minzione.

Una terapia ormai poco utilizzata, ma utile in quei casi in cui non ci sono altre alternative di cura, è la chirurgia a cielo aperto. Avviene naturalmente soltanto in casi d’eccezione, quando cioè si verificano complicazioni e l’ipertrofia supera i 150 ml.

Si tratta, come è evidente, di un’operazione invasiva, ma che non comporta alcuna criticità per i pazienti.
Per evitare di sostenere trattamenti chirurgici, si raccomanda di eseguire controlli urologici periodici, in particolare dopo i 50 anni, in modo da individuare precocemente qualsiasi disfunzione che riguardi la prostata.

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