Prostatectomia Radicale

Prostatectomia Radicale: cos’è e come funziona?

Pur rappresentando il più frequente tumore maschile dopo i 50 anni, il cancro della prostata presenta un tasso di mortalità piuttosto contenuto grazie alle moderne tecniche che danno ottimi risultati, soprattutto negli stadi precoci della malattia. Il trattamento chirurgico d’elezione per questo tipo di tumore è la prostatectomia radicale, che risulta indicata in tutti quei casi in cui la malattia è localizzata entro i confini ghiandolari.

Vediamo cos’è e come funziona.

Che cos’è la prostatectomia radicale e quando serve

La prostatectomia radicale è l’intervento chirurgico di asportazione totale della ghiandola prostatica, delle vescicole seminali e, in alcuni casi, dei linfonodi attorno alla prostata e nel bacino. Può essere eseguita con accesso retro pubico o perineale oppure tramite tecnica laparoscopica, condotta o meno con l’ausilio di un robot. È il trattamento più indicato per la cura del tumore alla prostata.

I candidati alla prostatectomia radicale sono i pazienti affetti da neoplasia della prostata localizzata entro i confini ghiandolari in cui gli esami diagnostici hanno escluso la presenza di metastasi. A seconda dei casi, l’intervento può essere eseguito in anestesia generale o spinale (epidurale).

Che cos’è la prostata?

La prostata è una ghiandola esocrina presente solo nel maschio situata al di sotto della vescica e davanti al retto. Questa ghiandola circonda l’uretra, il canale che collega la vescica con l’esterno: per tale ragione, in presenza di un aumento di volume della prostata, la minzione può essere difficoltosa e incompleta. La sua funzione principale è quella di secernere una parte del liquido seminale che viene rilasciato durante l’eiaculazione. Il liquido prostatico ha il compito di ridurre l’acidità dei secreti vaginali per permettere agli spermatozoi di vivere più a lungo all’interno dell’apparato genitale femminile.

Come ci si deve preparare all’intervento?

Prima dell’intervento di prostatectomia radicale il paziente viene attentamente valutato attraverso una serie di esami e controlli (esami di laboratorio, elettrocardiogramma, esame obiettivo, anamnesi, visita anestesiologica), che hanno lo scopo di accertare la sua idoneità all’operazione.

Una volta concordato l’intervento, il paziente dovrà effettuare una preparazione volta a minimizzare l’insorgenza di complicanze. Le principali precauzioni pre-operatorie sono:

• Non mangiare nelle 8 ore che precedono l’intervento (è pero possibile bere acqua fino a 3 ore prima dell’operazione);
• Sospendere l’assunzione di farmaci anticoagulanti (per esempio warfarin).

Nei mesi che precedono l’intervento bisognerebbe cercare di adottare uno stile di vita sano, rispettando una dieta bilanciata e smettendo di fumare.

Tipi di prostatectomia radicale

I chirurghi possono scegliere tra diversi approcci per rimuovere la prostata durante un intervento di prostatectomia radicale:

1. Prostatectomia radicale retropubica a cielo aperto

È la tecnica chirurgica classica e prevede l’esecuzione di un’incisione verticale sotto l’ombelico, estesa fino al pube, per raggiungere la prostata e rimuoverla totalmente. La maggior parte dei chirurghi ricorre ancor oggi a questa tecnica che permette di ottenere ottimi risultati se effettuata da operatori e in centri con molta esperienza. La prostatectomia radicale a cielo aperto può essere effettuata in anestesia spinale.

2. Prostatectomia radicale perineale

Poco praticata, la prostatectomia radicale perineale si esegue effettuando un’incisione a livello del perineo, una regione del corpo umano situata tra l’ano e lo scroto. Tale approccio può essere adottato solo se la malattia è a uno stadio iniziale in quanto non permette l’asportazione dei linfonodi e delle strutture neuro-vascolari potenzialmente colpite dalla neoplasia.

3. Prostatectomia radicale laparoscopica

Nella tecnica laparoscopica, che rappresenta un trattamento minimamente invasivo, il chirurgo esegue diverse piccole incisioni sull’addome e introduce l’ottica laparoscopica collegata alla telecamera così da poter eseguire l’intervento con una visione ottimale attraverso un monitor.

4. Prostatectomia radicale robotica

La prostatectomia robotica ha portato la tecnica laparoscopica ad un livello superiore, rivoluzionando la chirurgia tradizionale. Si tratta dell’opzione più all’avanguardia in caso di necessità di intervento di prostatectomia per cancro alla prostata.

Attraverso la chirurgia robotica, il chirurgo manovra un robot a distanza da una console posta all’interno della sala operatoria. Il movimento delle mani viene trasmesso istantaneamente alle braccia robotiche a cui vengono fissati gli strumenti operativi (forbici, pinze). Durante l’intervento (eseguito in anestesia generale) vengono praticati dei piccoli fori sull’addome che permettono di posizionare i bracci operativi e l’ottica telescopica 3D che consente di apprezzare anche la profondità di campo delle immagini.

L’uso del robot garantisce una maggiore precisione, un ridotto rischio di sanguinamento e di danneggiamento dei nervi deputati all’erezione, minori complicanze post-operatorie quali incontinenza e impotenza e un più rapido ritorno alle normali attività.

Quali complicanze può avere la prostatectomia radicale?

La prostata si trova in una zona molto delicata, si può quindi ben capire come sia possibile danneggiare le strutture alla base della continenza urinaria e le fibre nervose fondamentali per la funzione erettile, provocando incontinenza urinaria e disfunzione erettile.

Decorso post-operatorio

Dopo l’intervento, il paziente deve restare in ospedale per un periodo di 3-7 giorni, in caso di chirurgia a cielo aperto, o di 3-4 giorni, in caso di laparoscopia. A partire dal primo giorno post-operatorio, il paziente può riprendere a bere e ad alimentarsi e viene fatto alzare dal letto in modo crescente.

Il catetere vescicale viene rimosso dopo 2-3 settimane per gli interventi con tecnica tradizionale e dopo 7-10 giorni per quelli eseguiti con tecnica laparoscopica.

Nel post operatorio può essere presente una lieve dolenzia in corrispondenza delle incisioni chirurgiche controllabile con un blando analgesico.

Tornati a casa, i pazienti ricevono in genere le seguenti indicazioni:

• Riprendere gradualmente l’attività fisica, iniziando con brevi passeggiate ed evitando attività troppo pesanti;
• Riprendere la guida dopo 2 settimane dall’intervento o quando il medico darà l’ok;
• Prendere un antidolorifico per tenere a bada il dolore;
• Alimentarsi in modo sano;
• Riprendere le normali attività quotidiane gradatamente.

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