Si possono avere figli se uno ha la prostatite?

Si possono avere figli se uno ha la prostatite?

Avere dei figli con una diagnosi di prostatite: si può?

L’infertilità maschile, da sempre, rappresenta uno dei temi più combattuti e discussi nell’ambito della letteratura medica. Molti uomini, difatti, oltre a chiedere consigli medici al sessuologo, all’urologo e all’andrologo per combattere la mancanza di erezione o un’eiaculazione precoce, si rivolgono allo specialista per sapere se vi siano controindicazioni e problematiche connesse alla procreazione a seguito di una diagnosi di prostatite. La domanda posta, sicuramente, non è affatto banale e merita una risposta più che adeguata.

Pochi uomini, infatti, sanno che un processo infiammatorio delle vie seminali può portare non solo a una diagnosi di prostatite di tipo batterico ma anche, in diversi casi, a quella di infertilità, ancorché di tipo temporaneo.

Ecco perché un consulto medico di routine appare non solo consigliabile ma decisamente obbligatorio quando si decide di formare una nuova famiglia. Il medico, infatti, oltre a controllare lo stato globale di salute del paziente può prescrivere uno spermiogramma, esame utile per valutare il volume del liquido seminale, il suo PH e la mobilità e concentrazione degli spermatozoi.

Prima, dunque, di analizzare il rapporto tra infertilità e prostatite, cerchiamo di capire cosa s’intenda con tale infiammazione, quali sono le cause e le cure più indicate.

A proposito di prostatite: di cosa si tratta?

Quando parliamo di prostatite, ci riferiamo a quel processo infiammatorio che colpisce gli uomini di età compresa tra i 18 e i 65 anni e che genera un dolore forte e acuto a livello della ghiandola prostatica e delle aree circostanti.

Accompagnata spesso da dolori articolari, febbre e brividi, la prostatite può essere acuta e cronica ed è, generalmente, provocata dai batteri che popolano l’intestino umano. Quando tali batteri raggiungono l’uretra, difatti, essi generano l’infezione che può essere più o meno dolorosa e creare disfunzioni sia nell’ambito della sfera sessuale, con difficoltà di erezione e di eiaculazione, sia nell’ambito urinario con minzione difficoltosa, dolorosa e, talvolta, accompagnata da sanguinamento.

Mentre, inoltre, la prostatite batterica acuta insorge in modo improvviso ed è accompagnata da febbre altissima, stranguria, dolore durante i rapporti sessuali, ematuria e dolore localizzato alla prostata e all’inguine, nella prostatite batterica cronica i sintomi possono insorgere anche lentamente e alternare stati dolorosi o periodi in cui non si ravvisano sintomi apprezzabili.

In questo caso l’infiammazione si accompagna al bisogno frequente di urinare, a dolore intorno all’aria pelvica, a presenza di sangue nelle urine e nell’eiaculato, a eiaculazione particolarmente dolorosa e a una perdurante sensazione di bruciore durante la minzione.

Qual è la cura più adatta per la prostatite?

Come vedremo a breve, oltre ai già accennati sintomi che coinvolgono la sfera urinaria, una prostatite mal curata o diagnosticata in ritardo, può creare non pochi problemi alla sfera sessuale e, soprattutto, a quella riproduttiva.

I problemi di infertilità legati all’infiammazione batterica, infatti, sono piuttosto frequenti, molto più di quanto si creda. Ed è proprio per questo che un consulto tempestivo con lo specialista si rivela indispensabile per non dover affrontare conseguenze ulteriori.

Se il liquido prostatico, infatti, è stato già raggiunto dall’infiammazione, esso provoca un’alterazione di mobilità degli spermatozoi, diverse malformazioni – come accade nel caso di una diagnosi di prostatite da Chlamydia Tracomatis – e diminuzione del liquido seminale prodotto.

Pertanto, a seconda del tipo di prostatite, avremo diversi tipi di cure e trattamenti la cui base, però, resta la terapia a base di antibiotici, necessaria quando si riscontra la presenza di microrganismi di origine batterica.

Per giungere a una completa eradicazione dei ceppi batterici sono necessarie circa 6 settimane di cura a base di chinolonici e di sulfamidici con una reiterata somministrazione di antibiotici nel corso del tempo nel caso prostatite cronica. Inoltre si è dimostrato come il Prostatricum in alcuni casi, sia un eccellente integratore.

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Che nesso sussiste tra prostatite e infertilità?

E veniamo alla domanda iniziale: si possono avere figli se è stata diagnosticata una prostatite?

La prostata, come sappiamo, svolge un ruolo determinante nel meccanismo sotteso alla riproduzione e la sua infiammazione, strettamente legata al calo delle concentrazioni di acido citrico, secrezioni di zinco, fruttosio e alfa glucosidasi, può avere diverse ripercussioni sull’attività degli spermatozoi.

Secondo studi recenti in materia, si è dimostrato come le infiammazioni batteriche della prostata provocano un’alterazione del liquido seminale con una netta “modificazione della osmolarità intracellulare” la quale provoca problemi di adesività, secrezione di sostanze spermiotossiche, neuraminidasi e diminuzione della quantità e della mobilità degli spermatozoi a seguito di modificazioni morfologiche.

Un esame approfondito del liquido seminale, pertanto, mostrerà un’alterazione più o meno accentuata del suo PH, presenza di materiale lipidico, una maggiore viscosità, una maggiore liberazione di citochine e una più alta concentrazione di leucociti.

Una diagnosi di prostatite, dunque, non deve necessariamente sfociare in quella d’infertilità maschile. Tutt’altro. Ecco perché una diagnosi tempestiva e mirata può condurre a risultati eccellenti per il benessere della coppia che ha deciso di allargare la famiglia.

La terapia farmacologica, da seguire per un lungo periodo e con estrema cautela, si rivela lo strumento imprescindibile per combattere la prostatite e per non arrivare a una diagnosi infausta. Ovviamente, i controlli medici dovranno essere frequenti e ben cadenzati, proprio per monitorare la situazione in qualsiasi momento.

In via generale, la prostatite non comporta automaticamente l’infertilità maschile, soprattutto se la patologia è affrontata seriamente sin dall’inizio.

Il concepimento, certamente, potrebbe non risultare immediato, soprattutto se l’esito dello spermiogramma non ha mostrato risultati apprezzabili in termini di motilità degli spermatozoi. Il consulto mirato con uno specialista, pertanto, può rispondere all’annosa domanda posta e può essere l’unica via percorribile per affrontare quella che è tra le più frequenti patologie maschili.

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