Test PSA per la prostata: cos'è e come funziona?

Test PSA per la prostata: cos’è e come funziona?

A partire dall’età di 40 anni, gli uomini devono eseguire un controllo da un urologo, per verificare il corretto funzionamento dell’apparato urinario e prevenire l’insorgenza di alcune patologie. Se si ha una familiarità con il cancro alla prostata, i controlli devono essere eseguiti ogni due anni, a partire dai 40 anni, ma è buona prassi che tali visite vengano effettuate anche da chi è sano e in salute e non ha casi di tumore prostatico in famiglia.

Per controllare l’apparato urinario e in particolare la prostata, si è soliti eseguire una visita specialistica presso un urologo e un test PSA. Se state cercando maggiori informazioni riguardo il test PSA per la prostata, continuate a leggere per saperne di più!

Cos’è il test PSA per la prostata?

Per controllare la prostata e prevenire eventuali malattie è sempre opportuno eseguire un test PSA, un semplice esame del sangue che analizza il livello di PSA o Antigene Prostatico Specifico. Il PSA è una sostanza che viene prodotta dalla ghiandola prostatica e qui ne troviamo la maggiore concentrazione, ma sono riscontrabili piccole tracce anche nel sangue.

L’esame PSA è prescritto esclusivamente per gli uomini e ha lo specifico scopo di evidenziare possibili malattie alla prostata, per questo è sempre consigliabile eseguirlo a partire dai 40 anni e ripeterlo a scadenza regolare. Il test PSA viene solitamente prescritto dall’urologo quando vi è un ingrossamento della prostata o quando vi sono evidenti alterazioni nella funzionalità di questo organo.

Molti pensano che il test per analizzare il livello dell’antigene prostatico specifico sia necessario soltanto quando si sospetta un tumore alla prostata, invece è utile anche per individuare altre patologie come la prostatite o l’ipertrofia prostatica benigna.

L’alterazione dei livelli di PSA non è per forza sintomo di una patologia, ma può derivare dall’avanzare dell’età, dalla presenza di infezioni urinarie o dalla pratica di alcuni sport come il ciclismo e il motociclismo. In generale, il valore di PSA deve essere inferiore ai 4 nanogrammi per millilitro di sangue, quindi se tale valore è più alto, bisogna indagare con altri test per effettuare una diagnosi precisa.

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Come funziona il test PSA

Il test per la misurazione dei livelli di antigene prostatico specifico consiste in un semplice prelievo del sangue, effettuato presso qualsiasi ambulatorio medico o laboratorio di analisi. Questo esame non è assolutamente invasivo e dura pochi secondi, ma viene solitamente prescritto sole lo specialista evidenzia particolari alterazioni della prostata, solitamente un ingrossamento.

Dopo aver eseguito il prelievo, bisognerà attendere i risultati dell’esame e se si notano valori più alti di 4 ng/ml sarà opportuno effettuare un controllo dall’urologo. Per ottenere dei risultati certi e sicuri, prima di sottoporsi al test PSA per la prostata vi sono alcune indicazioni da seguire obbligatoriamente.

I livelli di PSA possono alterarsi facilmente, per questo chi deve sottoporsi all’esame, deve evitare nelle quarantotto ore precedenti di svolgere attività fisica intensa e in particolare evitare il ciclismo o la moto e astenersi dal sesso. Se si ha un’infezione urinaria in corso, è sempre consigliabile non effettuare il test PSA per la prostata, per non avere dei risultati incerti.

Alcuni esperti hanno sottolineato che il test PSA può essere invalidato anche in altri casi: l’assunzione di alcuni medicinali o rimedi omeopatici, l’esplorazione rettale o in seguito ad una biopsia alla prostata.

È opportuno sottolineare che un livello alto di PSA può dipendere anche dall’età, difatti gli uomini in giovane età sono soliti avere un valore pari a 2,5 ng/ml, mentre negli adulti con un’età compresa tra i 50-70 anni, deve essere inferiore ai 4 ng/ml. Per una valutazione dei risultati del test PSA per la prostata è sempre opportuno rivolgersi a uno specialista.

Cosa fare nel caso di livelli alti di PSA

Se dall’esame del sangue si riscontrano dei livelli alti di PSA non bisogna subito preoccuparsi, ma fissare subito un appuntamento presso il proprio urologo. Nel caso il test del PSA evidenzi un’alterazione, l’urologo potrà decidere se rifare il test o effettuare altri esami diagnostici. Nella maggior parte dei casi, l’urologo può decidere di utilizzare altre modalità di misurazione del PSA:
PSA totale;
– PSA libero;
– rapporto tra PSA totale e libero (chiamato PSA ratio).
La misurazione del PSA libero serve solo per valute la salute e il benessere della prostata, ma non è utile per una diagnosi di cancro alla prostata. Il PSA totale è invece uno dei marker per individuare il tumore alla prostata e deve essere compreso tra 4 e 10, quindi se è abbastanza alto, si dovrà continuare a indagare per escludere eventuali patologie. Se il PSA ratio è invece inferiore o uguale al 10%, allora una delle ipotesi è che vi sia la presenza di un cancro alla prostata. Per confermare tale diagnosi non ci si basa solo sul test PSA ma viene eseguita immediatamente una biopsia prostatica, per escludere eventuali tumori.

I dubbi riguardanti il test PSA

Negli ultimi trent’anni il test PSA è stato prescritto per milioni di uomini e questo ha scatenato molte polemiche tra i medici, che hanno evidenziato come sia fuorviante e superfluo sottoporre a tale esame anche individui in ottime condizioni di salute. I livelli di PSA possono essere alterati facilmente e di conseguenza non è opportuno sottoporre a stress e ansie i pazienti, che si preoccupano dopo aver ritirato i risultati.

La comunità scientifica si sta battendo per rendere il test PSA necessario solo per evidenti alterazioni della prostata e solo nel caso di familiarità con il cancro, evitando così inutili allarmismi per i pazienti. Un recente studio scientifico ha evidenziato come lo screening del PSA ha aumentato il numero di diagnosi di cancro alla prostata, ma tale dato non ha influito sulla mortalità.

Le analisi a tappeto di PSA hanno soltanto sortito un effetto: l’aumento di esami, trattamenti e cure inutili, anche per chi non ha avuto una diagnosi di cancro alla prostata.

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